Fisiologia articolare dell'osso scafoide

1 luglio 2014
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Per quanto concerne la fisiologia articolare dello scafoide l’elemento principale da porre in evidenza è la correlazione esistente tra quest’osso e l’osso cuboide.

Tra queste due ossa esiste un meccanismo reciproco di movimento “a ruota dentata”.

Lo scafoide compie sostanzialmente rispetto all’astragalo, due movimenti: un movimento di rotazione interna ed uno di rotazione esterna. Questi movimenti verranno differentemente definiti a seconda che si prenda in considerazione l’asse mediano del corpo o l’asse longitudinale del piede (asse passante per il 2° metatarso).

Se prendiamo come riferimento l’asse mediano del corpo definiremo come rotazione interna quel movimento che porta la faccia plantare dello scafoide a “guardare” medialmente ed il suo tubercolo a “cranializzarsi”. Viceversa accade per il movimento di rotazione esterna.

Accennavamo in precedenza al meccanismo a ruota dentata; in presenza di un movimento di rotazione interna dello scafoide il cuboide eseguirà un movimento opposto di rotazione esterna. Il meccanismo di funzionamento di tale movimento reciproco verrà spiegato di seguito.

Lo scafoide, o meglio la coppia scafoide-cuboide, è fortemente interessata nei movimenti combinati di eversione ed inversione del piede.

Nel movimento di INVERSIONE del piede

Scafoide2_1Lo scafoide viene attratto all’interno dal tibiale posteriore tramite la sua inserzione sul tubercolo; l’osso compie una rotazione interna, cioè la sua faccia plantare viene a guardare all’interno e il suo bordo laterale scivola verso il basso.

Il cuboide, vincolato allo scafoide dalle strutture legamentose, viene anch’esso attratto all’interno; ma, a causa del rostro calcaneare e della sua articolazione con lo scafoide, viene a subire un arresto osseo che lo conduce in rotazione esterna secondo l’asse mediano del corpo (ossia la sua faccia plantare viene a guardare all’infuori). Questa rotazione esterna viene accentuata dalla tensione che si viene a determinare sul lungo peroniero laterale, vera e propria corda che ne rialza il bordo laterale.

Ecco spiegato il succitato meccanismo “ a ruota dentata”.

Nel movimento di EVERSIONE del piede

Scafoide2_2Il breve peroneo laterale, tramite la sua inserzione a livello del processo stiloideo del 5° metatarsale, attira il cuboide all’infuori e all’indietro, mentre il lungo peroneo laterale rialza il suo bordo esterno, con il risultato di una rotazione esterna cuboidea limitata dalla presenza del rostro calcaneare.

Il cuboide tenderà a trascinare lo scafoide, ma, a causa del tensionamento del tibiale posteriore che si viene a creare e della presenza della faccetta articolare comune, si verifica un’ascesa del tubercolo interno dello scafoide con una contemporanea discesa del suo bordo esterno.

Rimanendo alla fisiologia di eversione e inversione del piede sembra opportuno allargare la visione a quelli che sono più globalmente gli spostamenti relativi delle ossa della medio tarsica osservandoli da proiezioni differenti.

 

Se osserviamo i movimenti secondo un’incidenza verticale (veduta dall’alto, 35), mentre l’astragalo rimane fisso, il passaggio dall’eversione all’inversione avviene tramite i seguenti spostamenti:

  • lo scafoide scivola in dentro sopra la testa dell’atragalo e ruota di 5°;
  • il cuboide esegue un movimento analogo, ruota dello stesso angolo e scivola in dentro rispetto al calcagno e allo scafoide;
  • il calcagno scivola in dentro sotto l’astragalo e ruota di 20°.

Queste tre rotazioni elementari si effettuano nel senso dell’adduzione.

 

Scafoide2_3Secondo una incidenza frontale (visione antero posteriore, 37), considerando sempre l’astragalo fisso, nel passaggio dall’eversione all’inversione si osservano i seguenti movimenti;

  • lo scafoide ruota di 25° e supera di poco l’astragalo in dentro;
  • il cuboide sparisce completamente dietro l’ombra del calcagno e ruota di 18°;
  • il calcagno scivola in dentro sotto l’astragalo e ruota di 20°.

Queste tre rotazioni si effettuano nel senso della supinazione e lo scafoide ruota maggiormente rispetto a calcagno e cuboide.

 

Infine, secondo un’incidenza laterale (veduta di profilo, 39), nel passaggio tra eversione e inversione si evidenzia:

  • lo scafoide scivola sotto la testa dell’atragalo e ruota su se stesso di 45°, cosicchè la sua faccia anteriore tende a guardare verso il basso;
  • il cuboide scivola anch’esso verso il basso sia rispetto al calcagno che all’astragalo, movimento più importante di quello tra scafoide e astragalo;
  • il calcagno avanza rispetto all’astragalo e ruta di 10° nel senso dell’estensione come lo scafoide.

Questi tre movimenti si effettuano nella stessa direzione, quella dell’estensione.

 

Globalmente si può dire che la coppia scafoide- cuboide compie uno spostamento in basso e in dentro, nell’inversione, e in alto e in fuori, nell’eversione.

Gli spostamenti dello scafoide sulla testa dell’astragalo si effettuano verso l’interno e il basso sotto la trazione del tibiale posteriore il cui tendine si fissa sul tubercolo dello scafoide, limitati dalla tensione del legamento astragalo scafoideo dorsale. Il cambiamento di orientamento dello scafoide determina, con l’interposizione dei cuneiformi  e dei tre primi metatatrsi, l’adduzione e l’aumento dell’arco interno della volta plantare.

Contemporaneamente, la contrazione del tibiale posteriore nel movimento di inversione, avvicina lo scafoide al calcagno e fa risalire l’astragalo sul talamo con rilasciamento dei legamenti glenoideo, deltoideo, bordo inferiore, e di Chopart, fascio interno.

In conclusione si può affermare che tutte le articolazioni sopra descritte formano un insieme funzionale indissociabile, a cui spetta il compito di adattare l’orientamento e la forma della volta plantare di cui lo scafoide rappresenta la “chiave di volta”.

 

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