Oggettivare l’intervento dell’osteopatia nei casi di Plagiocefalia Posizionale by Luisa Miraglia

27 novembre 2018
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Il termine Plagiocefalia deriva dal greco Plagios (obliquo) e Kephale (testa), indica una deformazione del cranio, definisce clinicamente una  asimmetria di questo che prende, nei casi più gravi, una forma a parallelogramma.

Si possono classificare 2 tipi di plagiocefalia:

1- congenita o primaria dovuta a craniostenosi di una o più suture e/o da malformazioni congenite del cranio o come sintomo di una sindrome genetica (Es: Crouzon, Apert, etc.).
2- secondaria o posizionale dovuta alla posizione che il bambino ha assunto nell’utero durante la gestazione o da traumi da parto o che si sviluppa solitamente in seguito ad abitudini di posizionamento nel lettino oppure a causa di anomala sincronia tessutale.

Diversi studi hanno dimostrato che la plagiocefalia può essere collegata a:
•  Compensazioni posturali
•  Disfunzioni muscolo-scheletriche
•  Disturbi della visione
•  Disturbi temporo-mandibolari
•  Disturbi del comportamento e della crescita
•  Et al.

Diversamente da ciò che comunemente si crede, la Plagiocefalia non si risolve spontaneamente con passare del tempo.

Intervento precoce=risultato

La Plagiocefalia, come evidenziato dalla Conferenza Mondiale di Osteopatia Pediatrica (S. Lessard, Montreal 2015) è ad oggi uno dei motivi di consulto più frequenti.
Complice l’assenza di una vera rete di supporto a questo problema in ambito medico se non nei casi più gravi, l’osteopatia risulta spesso l’unica possibilità di intervento precoce.
Una buona anamnesi e una buona diagnosi differenziale sono fondamentali al fine di stabilire al meglio il programma terapeutico più idoneo ad ogni piccolo paziente.

 

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