Osteopatia e Alimentazione

26 dicembre 2014
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L’ALIMENTAZIONE

…L’uomo è ciò che mangia

Ludwig Feuerbach

 


L’alimento ha la capacità di costruire, sostenere e riparare.

Tutte le persone possono dedurre facilmente le prime due caratteristiche che può avere il cibo, ma la terza, purtroppo, è meno nota.

Sicuramente l’osteopata non ha il titolo per rivestire il ruolo di consulente alimentare però consapevole di quanto importante sia l’equilibrio biochimico per la “sanità” del nostro organismo, e per trovare la guarigione in caso di patologia, a mio avviso, deve conoscere bene gli effetti collaterali dell’alimentazione tradizionale. Mi riferisco alla classica dieta dei giorni nostri, o peggio ancora, al frequente uso di cibi ottenuti con materie prime raffinate, additivate e che hanno subito varie fasi di cottura.

A mio avviso l’osteopata deve essere a conoscenza del reale significato del termine “alimento”, quali sono i cibi più adatti per il nostro benessere organico e psichico, e quindi informare il paziente su quanto egli stesso può fare per la sua salute attraverso un regime alimentare adeguato.

Lo squilibrio biochimico può rendere vano anche il migliore dei trattamenti osteopatici soprattutto a livello viscerale ed emozionale.

Affermo questo in quanto, il trattamento osteopatico, in qualsiasi ambito venga applicato, si basa sul dare informazioni all’organismo del paziente le quali, se correttamente fornite, indurranno delle risposte fisiologiche che permetteranno al paziente di ritrovare la “salute”.
Ovviamente in relazione con lo stile di vita, del livello di stress, dell’ambiente e dell’assetto genetico del paziente , avendo un’alimentazione scorretta lo stato di salute organica sarà inversamente proporzionale al tempo da cui persistono delle abitudini alimentari scorrette.

Esempio pratico: si può eseguire il migliore dei trattamenti per la stipsi, magari agendo anche sulla componente emozionale che spesso sottende tale disfunzione, ma se il soggetto non beve la giusta quantità di acqua ed ha una disbiosi intestinale, quest’ultima conseguenza ovvia di un rallentamento cronico del transito, ci saranno molte più probabilità di successo se abbino all’approccio osteopatico una consulenza naturopatica al fine di ripristinare e mantenere l’equilibrio della flora batterica e determinare il corretto regime alimentare per il paziente.

DEFINIZIONE DI ALIMENTO

Innanzitutto dobbiamo tener presente che non è quello che mangiamo che ci alimenta, bensì quello che digeriamo.

La nutrizione intestinale si effettua per la trasformazione degli alimenti nell’apparato digerente, mediante un processo di fermentazione conosciuto con il nome di digestione.

Il valore di un alimento non dipende solo dalla sua composizione chimica, ma soprattutto dal suo grado di digeribilità.

L’alimento indigesto, invece di nutrire, intossica in quanto permanendo troppo tempo nell’intestino, ambiente questo a temperatura elevata (poco più di 36 ˚C) e con poco ossigeno, avviene un processo fermentativo eccessivamente lungo che oltre ai gas, genera acidi e tossine che progressivamente vanno in circolo dando, in certi casi, sintomi immediati (credo che a tutti sia capitato di avvertire stanchezza mentale e fisica dopo un pasto troppo abbondante e/o ricco di cibi indigesti) e, nel lungo periodo, sintomi più o meno evidentemente dovuti ad uno squilibrio biochimico (uno sportivo, e non solo, che lamenta rigidità mio-articolare, traumi muscolari e/o tendiniti recidive otterrà sicuramente beneficio adottando un’alimentazione ricca di cibi alcalinizzanti o meglio ancora, riducendo drasticamente quelli acidificanti). Anche collera, preoccupazione, paura, mancanza di riposo e di esercizio fisico, respirazione superficiale, farmaci, inquinamento, radiazioni, ecc, sono fattori acidificanti ma in questo breve trattato ci occuperemo solo del fattore alimentare in quanto e uno degli elementi che da maggiori risultati in tempi brevi, riuscendo spesso così, a stimolare il paziente ad effettuare dei cambiamenti anche in altri ambiti qualora sia necessario.

Breve digressione sul pH:
il pH misura l’acidità o l’alcalinità di una soluzione liquida. La scala acido-alcalina va dallo 0 (estremamente acido) al 14 (estremamente alcalino), col neutro al punto 7.
Ogni punto in più o in meno equivale a un incremento di 10 volte; per cui l’acidità di un pH a livello 5 è 10 volte più alta di un pH a livello 6.

Il sangue umano è leggermente alcalino, ha infatti un pH compreso tra il 7.30 e il 7.45 ed il nostro organismo deve mantenerlo tale per permettere la vita e la salute del corpo. 

I liquidi organici sono tutti leggermente alcalini, i loro valori vanno da pH 7.1 (la saliva di un uomo sano) a 8.3-8.8 (i succhi pancreatici). Per l’intestino tenue abbiamo un pH 7.5-8.00.

Le urine devono avere un pH intorno a 6. Leggermente più acido dopo i pasti è più basico dopo ore di digiuno.

Nell’ambiente gastrico abbiamo un pH estremamente acido; da poco inferiore al 1.00 a 3.50.

Esiste un meccanismo chiamato sistema tampone che regola l’equilibrio degli acidi e delle basi contenuti nel sangue e nel nostro organismo (soprattutto nel tratto enterico). Questo avviene grazie al sistema renale e polmonare per il sangue e, nel lungo periodo, al tessuto osseo da cui, ad esempio, vengono prelevati bicarbonati tra cui quello di Calcio per tamponare l’acidità intestinale causata dalla digestione di alimenti acidificanti come il latte e i suoi derivati.

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Nel 1996 la Dott.ssa Lynda Frassetto dell’ Università della California in San Francisco ha scoperto che, con l’avanzare dell’età, dopo i 45 anni, perdiamo gradualmente i tamponi alcalini – bicarbonati – nel nostro sangue. Un quantitativo insufficiente di bicarbonati nel nostro sangue riduce la nostra capacità di gestire (neutralizzare e scaricare) gli acidi che il nostro organismo produce. Questa è una delle cause principali dell’invecchiamento. 45 anni è l’età media in cui gli esseri umani (nei paesi industrializzati) iniziano a mostrare i segni o peggio i primi sintomi di diabete, ipertensione, osteoporosi e molte altre patologie degenerative.

E poiché non riusciamo più a gestire tutti gli acidi prodotti, gli accumuliamo nel nostro corpo sotto forma di colesterolo, acido grasso, acido urico, urato, fosfato, calcoli renali, biliari, ecc.

Le ricerche indicano che se il livello di pH dell’organismo non è leggermente alcalino, la guarigione da una qualsiasi condizione “patologica” è molto più difficile. Come risulterà più complesso depurare e riparare i tessuti danneggiati in quanto la replicazione cellulare fisiologica si espleta in modo ottimale con il giusto livello di alcalinità. L’ambiente acido favorisce lo sviluppo di cellule tumorali.

Inoltre, con l’equilibrio acido-base alterato, si riduce drasticamente l’assorbimento di vitamine, minerali e oligoelementi cioè di quei micronutrienti presenti in minima quantità ma che sono fondamentali per mantenere e ritrovare la Salute.

Invece di nutrire, gli alimenti poco digeribili, anche ingeriti in basse quantità, producono tossine e acidi che affaticano il nostro apparato digerente diminuendone progressivamente l’efficienza. Inoltre quando non vengono “neutralizzati” o espulsi con le secrezioni corporee, tali composti dannosi sono stoccatti nei tessuti alterandone la funzionalità.

Risulta quindi facile comprendere come un’alimentazione corretta sia fondamentale per mantenere in buono stato il nostro apparato digerente e quindi la condizione di salute generale.

Per sapere se la nostra alimentazione è più o meno acidificante da alcuni anni è stato introdotto il concetto di PRAL (carico renale acido potenziale di un alimento).

OSTEOPATIA e AlimentiBasandosi su un’anatomia universalmente comune, su una fisiologia giustificata dall’embriologia, l’osteopata esegue delle tecniche di normalizzazione aventi lo scopo di restituire una miglior mobilità alle strutture trattate, ma anche di re-informare l’organismo mediante vie neuronali afferenti per conseguire successivamente una risposta più fisiologica.

L’osteopata quindi agevola l’espressione-manifestazione delle forze terapeutiche intrinseche di un organismo. Ma quando il corpo del paziente presenta un equilibrio biochimico alterato da un’alimentazione inadeguata, la Guarigione sarà come minimo rallentata se non addirittura impossibile.

 

Josè Alberto Casonato D.O.

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